La realtà politica di nostri tempi, fine settembre 2025, in un momento storico in cui le attuali istituzioni sembra vogliano fare un salto nel buio ed avviarsi verso una deriva antidemocratica , mi spinge a cercare di indagare cosa accadde nel nostro pur recente passato quando, conclusa la Grande Guerra, una situazione simile all’attuale stava spingendo l’assetto istituzionale dell’Italia di allora ad orientarsi verso un sistema autoritario difficilmente reversibile a causa di un’alterazione del sistema di equilibrio della divisione dei poteri dello Stato tra legislativo, esecutivo e giudiziario di allora visto che il movimento fascista mirava ad assumere una posizione di primato del suo potere esecutivo rispetto agli altri due. Oggi la proposta dell’attuale governo della modifica dell’assetto del potere della Magistratura con la sua divisione tra magistratura inquirente e quella giudicante mi sembra possa creare un’alterazione o riduzione del ruolo del potere indipendente della Magistratura tutto a vantaggio del potere esecutivo del Governo che potrebbe orientare le scelte dei magistrati inquirenti, accrescendo il proprio ruolo. Il mio timore è che le sottigliezze della politica di oggi possano alterare quell’equilibrio della divisione dei poteri dello Stato raggiunto a suo tempo con l’introduzione di quei sistemi di pesi e contrappesi politici introdotti nell’attuale Costituzione Repubblicana con cui i nostri padri costituenti cercarono di superare quell’alterazione di equilibrio della struttura dello Stato che aveva portato alla dittatura fascista. Di tutto ciò si rese perfettamente conto l’allora segretario del Partito Socialista Giacomo Matteotti, che pubblicamente fin dalle prime sedute del Parlamento appena rieletto denunciò il grave pericolo politico istituzionale dello Stato. Tra il 1922 ed il 1924 ed oltre, quando già il fascismo aveva preso il potere, ma quando ancora non si era definitivamente imposta la dittatura, l’opposizione al fascismo si fece sentire attraverso il Parlamento, i giornali, i sindacati; tra il luglio ed il dicembre 1924 vi fu un episodio clamoroso: la scomparsa per il rapimento e l’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti; la reazione fu immediata: una parte dei deputati dell’opposizione abbandonò il Parlamento in segno di protesta. Ma quel gesto non servì a piegare il fascismo, che continuò, al contrario, ad imporre il proprio dominio con la violenza. Non solo. A partire dal 1927 l’opposizione al fascismo fu giudicata un delitto contro lo Stato: chi si opponeva, andava incontro al Tribunale speciale, alla condanna, alla prigione, al trasferimento in località lontane dal proprio luogo di origine e sotto sorveglianza speciale. Nonostante ciò, restò viva l’opposizione, la Resistenza al totalitarismo, che si manifestò in diversi modi. Emblematico, innanzi tutto, il sacrificio di Matteotti, che affrontò apertamente in Parlamento, Mussolini e la sua gentaglia: dopo quel suo sacrificio e dopo il 1927, molti emigrarono: circa 300.000 persone , in maggioranza operai e contadini, a cui la dittatura aveva reso la vita impossibile, si stabilirono all’estero, soprattutto in Francia. Molti, in particolare gli esponenti dei Partiti Comunista e Socialista, tentarono clandestinamente una lotta politica difficile e molte volte duramente repressa. Altri restarono in patria, si appartarono, cercando di non avere contatti con il regime al
potere. Altri ancora cercarono dall’estero di tenere vivi, con la propaganda politica, con scritti, con la creazione di comitati, i valori democratici e sociali ripudiati dalla dittatura e che subito erano stati denunciati da Giacomo Matteotti. Giacomo Matteotti, nato a Fratta Polesine, Rovigo nel 1885, di famiglia benestante, aderì giovanissimo alle idee socialiste. Laureato in legge a Bologna, si impegnò politicamente nella provincia d’origine, dove partecipò all’attività sindacale ed a quella politica del Partito Socialista Unificato. Fu eletto deputato alle prime elezioni politiche del primo dopoguerra nel 1919 e successivamente alle elezione del 1921; si distinse subito alla Camera per la coerenza delle idee e fu chiamato a far parte della giunta per il bilancio e della commissione delle finanze. Di idee riformiste, amico di Turati, nel 1922 divenne segretario del Partito Socialista Unitario, a cui cercò di dare un’impronta politica nuova, che rinunciasse alla politica dei compromessi, praticata allora da molti compagni di partito. Politico accorto e coraggioso, si rese subito conto del pericolo rappresentato dal nascente movimento fascista, denunciando apertamente i rischi che il sistema statutario correva con il moltiplicarsi delle violenze fasciste. Fu oppositore fermo del governo Mussolini, che attaccò più volte alla Camera; si oppose, tra l’altro, alla riforma elettorale proposta dal deputato Giacomo Acerbo con la quale si prevedeva l’abolizione del sistema proporzionale e l’assegnazione dei due terzi dei seggi della Camera alla lista di maggioranza relativa; tale sistema maggioritario, che avrebbe favorito il Partito fascista, fu approvato definitivamente il 23 luglio 1923; nelle elezioni politiche del 6 aprile 1924 il fascismo ottenne la maggioranza. Matteotti, nello storico discorso del 30 maggio 1924, denunciò apertamente le intimidazioni ed i brogli avvenuti durante le elezioni, consentite da quel sistema maggioritario, che alla fine consentì al Partito fascista di vincere quelle elezioni. Mantenendo viva e costante tale sua ferma opposizione, fu chiaro ai suoi nemici politici che non si trovavano di fronte ad un ingenuo e semplice idealista, ma ad una delle intelligenze politiche più lucide del suo tempo, che poteva dimostrarsi pericolosa per il raggiungimento dei propositi del fascismo. Pochi giorni dopo, il 10 giugno, Matteotti fu sequestrato sul lungotevere Arnaldo da Brescia da una squadra composta da noti sicari fascisti A. Domini, A. Volpi, A. Poveromo, A. Putato, A. Malacria, G. Viola; Matteotti venne ucciso durante la colluttazione ed il suo corpo fu occultato nel bosco della Quartarella, a nord di Roma e ritrovato casualmente il 16 agosto successivo. Il delitto sicuramente era maturato negli ambienti dei palazzi del potere e vide coinvolti anche Cesare Rossi, capo dell’ufficio stampa della presidenza del consiglio, Emilio De Bono, capo della polizia, Aldo Finzi, sottosegretario agli interni ed anche lo stesso Mussolini. Quel delitto del deputato socialista suscitò un’ondata di orrore, di profonda indignazione ed una profonda reazione morale del paese, che parve mettere in crisi lo stesso governo; i partiti di opposizione, tranne quello comunista, più per protesta morale che politica, operarono la cosiddetta secessione dell’Aventino a partire dal 27 giugno. Le lacerazioni interne e la insufficiente energia della protesta politica non furono sufficienti né ad ottenere un regolare processo degli accusati del delitto, né tanto meno un indebolimento di Mussolini, che, al contrario, uscì politicamente rafforzato, tanto che nella seduta del 3 gennaio 1925 provocatoriamente si assunse alla Camera “ la responsabilità politica,
storica e morale “ del fatto; per acquietare l’opinione pubblica fu celebrato un processo farsa a Chieti il 16 marzo 1926 con l’assoluzione degli imputati di quell’orrendo delitto Solo nel 1947 fu celebrato un regolare processo contro i superstiti esecutori materiali del delitto Matteotti – Dumini, Poveromo, Viola -, che furono condannati a trent’anni di carcere.
P. Chiara
by ilvillaggiodeisogni | Commenti disabilitati su GIACOMO MATTEOTTIJOURNAL THERAPY
Questo articolo nasce dalla collaborazione con https://www.instagram.com/mindonpaperjournal/ , una ragazza che come me ha trovato nel journaling e nello scrapbooking una via per superare i momenti difficili. Si tratta di un modo per trascrivere in parole ed immagini i propri stati d’animo e i propri pensieri, dimenticandosi del mondo esterno e chiudendosi in una bolla dorata che fa davvero bene al cuore. Aggiungo in calce l’articolo in lingua originale della mia cara amica; visitate il suo profilo e guardate le sue storie; le sue parole che vi riporto qui di seguito sono davvero bellissime.
This article was created in collaboration with https://www.instagram.com/mindonpaperjournal/, a girl who, like me, has found in journaling and scrapbooking a way to overcome difficult times. It’s a way to express emotions and thoughts through words and images, forgetting the outside world and retreating into a golden bubble that truly nurtures the heart.
At the end of this article, I’m including the original piece written by my dear friend in her native language. Visit her profile and check out her stories—her words, which I’m sharing below, are truly beautiful.
Quando la vita si fa dura
Quando la vita diventa difficile, è facile sentirsi sopraffatti dalle emozioni, dallo stress e dai pensieri incessanti. In questi momenti impegnativi, tenere un diario può essere uno strumento semplice ma potente per affrontare la situazione. Scrivere non significa solo tenere un diario personale: è una forma di cura di sé ed è un metodo comprovato per sostenere la propria salute mentale.
Di seguito, alcuni dei principali benefici dello scrivere quando si attraversano periodi difficili:
1. Uno spazio sicuro per sfogare le emozioni
Il tuo diario è una zona priva di giudizi. Quando ti senti oppresso da tristezza, rabbia o paura, scrivere ti dà il permesso di liberare quelle emozioni in modo sicuro. Invece di tenerti tutto dentro, puoi riversare i tuoi pensieri sulla carta—e questo, da solo, può essere incredibilmente terapeutico.
2. Chiarezza e prospettiva
Nei momenti di stress, i pensieri possono sembrare confusi e aggrovigliati. Scrivere rallenta tutto, aiutandoti a elaborare davvero ciò che sta accadendo. Mettere nero su bianco i tuoi pensieri spesso porta chiarezza, fa emergere schemi ricorrenti e può persino rivelare soluzioni a cui non avevi pensato.
3. Ridurre stress e ansia
La scrittura espressiva è stata collegata a livelli più bassi di stress e a una migliore regolazione emotiva. Bastano solo 10–15 minuti al giorno per scrivere, dando al tuo cervello e al tuo corpo la possibilità di resettarsi e affrontare meglio le sfide.
4. Costruire resilienza nel tempo
I momenti difficili possono farci sentire bloccati, ma scrivere crea un archivio dei tuoi progressi. Rileggere le vecchie pagine ti mostra quanto sei andato avanti, ricordandoti della tua resilienza e della tua capacità di crescere anche attraverso le difficoltà.
5. Spostare il focus verso la positività
Scrivere non deve riguardare solo le difficoltà. Pratiche come il diario della gratitudine o annotare piccoli successi possono cambiare la tua prospettiva. Anche nei periodi bui, riconoscere piccoli momenti di luce può accendere la speranza e migliorare la tua visione generale delle cose.
Una pratica di scrittura semplice per i giorni difficili
Non sai da dove iniziare? Usa questo schema rapido:
“Oggi mi sento…” → Scrivi liberamente le tue emozioni.
“Vorrei poter dire a qualcuno che…” → Esprimiti senza filtri.
“Una piccola cosa che posso fare per me oggi è…” → Concludi con un gesto gentile verso te stesso.
Considerazioni finali
Scrivere non farà sparire i tuoi problemi, ma può cambiare il modo in cui li vivi. Ti offre conforto, chiarezza e sollievo emotivo proprio quando ne hai più bisogno. Se stai cercando una pratica di cura personale per sostenere la tua salute mentale nei momenti difficili, il journaling potrebbe essere l’ancora di salvezza che non sapevi di cercare.
How Journaling Can Help You Through Hard Times
When life gets tough, it’s easy to feel overwhelmed by emotions, stress, and constant overthinking. During these challenging moments, journaling can be a simple yet powerful tool for coping. Writing isn’t just about keeping a diary—it’s a form of self-care and a proven way to support your mental health.
Below are some of the key benefits of journaling when you’re navigating hard times:1. A Safe Space for Emotional Release
Your journal is a judgment-free zone. When you’re weighed down by sadness, anger, or fear, writing gives you permission to release those emotions safely. Instead of bottling everything up, you can let it out on paper—and that alone can be incredibly healing.
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2. Gaining Clarity and Perspective
In stressful situations, your thoughts can feel tangled. Journaling slows everything down, helping you process what’s really happening. Putting words on the page often brings clarity, highlights patterns, and can even reveal solutions you hadn’t considered.3. Reducing Stress and Anxiety
Expressive writing has been linked to lower stress levels and improved emotional regulation. By taking just 10–15 minutes a day to journal, you give your brain and body a chance to reset, making it easier to cope with challenges.
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4. Building Resilience Over Time
Hard times can make you feel stuck, but journaling creates a record of your progress. Looking back on past entries shows how far you’ve come, reminding you of your resilience and ability to grow through difficult experiences.
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5. Shifting Focus Toward Positivity
Journaling doesn’t only have to be about struggles. Practices like gratitude journaling or writing down small wins can shift your perspective. Even in dark times, noticing moments of light can spark hope and improve your overall outlook.A Simple Journaling Practice for Hard Days
Not sure where to start? Use this quick template:
1. “Today I feel…” → Write freely about your emotions.
2. “What I wish I could tell someone…” → Be completely uncensored.
3. “One small thing I can do for myself today…” → End with a gentle act of self-care.
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Final Thoughts
Journaling won’t make your problems disappear, but it can change how you experience them. It provides comfort, clarity, and emotional relief when you need it most. If you’re searching for a self-care practice to support your mental health during hard times, journaling might be the lifeline you didn’t know you needed.
Al prossimo post, ai prossimi sogni!
Elisa
by ilvillaggiodeisogni | Commenti disabilitati su COME IL JOURNALING PUO’ AIUTARTI NEI MOMENTI DIFFICILIEVENTI STORICI
Quis fuit, horrendos primus qui protulit enses? / quam ferus et vere ferreus ille fuit! Questi due versi, composti in lingua latina nel 1° secolo a. C., possiamo così tradurre “Chi fu il primo a inventare le orride armi? Quanto fu veramente selvaggio e violento costui”; tali versi sono l’ incipit di un’elegia 1 di Tibullo, poeta latino della allora civilissima Roma . Nel componimento, Tibullo, lamentandosi delle continue guerre a cui, suo malgrado, è costretto a partecipare, esalta la frugale vita agreste del tempo passato, che non necessitava di guerre e armi, introdotte invece dalla successiva avidità e dalla continua cupidigia, quella che il suo contemporaneo Virgilio definisce auri sacra fames. E cosa avrebbe scritto, Tibullo, se avesse saputo che più di due mila dopo, nei nostri tempi moderni si sarebbero costruite bombe e devastanti razzi a testata esplosiva che costano 100 mila dollari ciascuno, che vengono lanciati da aerei bombardieri che costano 100 milioni di dollari ciascuno che volano con un costo di 40.000 dollari ogni ora per uccidere persone che sopravvivono con un salario che può variare da un migliaio fino ad un solo dollaro al mese o al giorno? Questa è la realtà di quell’odierno progresso in cui conviviamo anche con quella che chiamiamo guerra tecnologica, combattuta con stupide armi ‘intelligenti’, però quanto mai distruttive e letali, come possiamo vedere tutti i giorni nelle immagini che ritraggono quanto sta accadendo in quel martoriato Paese europeo che si chiama Ucraina, i cui abitanti, tutti, eroicamente stanno opponendo una indomabile Resistenza per opporsi al vile invasore deciso a togliere loro la libertà e la democrazia. E che dire di quel Medio Oriente in cui un popolo, prima oppresso e vilipeso, ora è sul punto di distruggerne un altro e costringerlo ad una diaspore Ogni anno, da tempo ormai, puntualmente in questo mese, ci incontriamo per una comune riflessione sulla Resistenza italiana, sui suoi valori culminati con la liberazione del nostro Paese, il 25 Aprile del 1945, dalla dittatura fascista e dalla occupazione dell’invasore germanico nazista e culminata poi con la nascita dell’Italia repubblicana fondata e regolata da una nuova carta costituzionale. Poi la pace, che da allora, per tutto il Novecento ed oltre, ha consentito a noi italiani e a tutti gli altri cittadini di tutti gli altri Stati europei, prima l’un contro gli altri armati, di vivere in armonia e di collaborare e progredite, tutti, economicamente, socialmente ed anche politicamente per arrivare a scegliere liberamente di collaborare alla costruzione di quella Unità Europea, che sempre più ci ha consentito di prosperare, armoniosamente per quasi ormai ottant’anni; tanto che quasi naturalmente si è arrivati a parlare di nuovo pacifismo, come sbocco naturale di questi lunghi anni di reciproca e mutua convivenza. E fino ad oggi è stato facile parlare di pacifismo, teorizzato anche da grandi studiosi e colti uomini politici di tutti gli schieramenti partitici, che su tale argomento hanno versato litri e litri di inchiostro per scrivere migliaia di libri e dotti articoli pubblicati su patinate riviste alla moda. Ma è stato facile fino ad ora sfoggiare le proprie teorie pacifiste, seduti su una comoda poltrona posta su una panoramica terrazza a godendosi il sole e fare l‘intellettuale di turno magari con in mano una rivista o sfogliare un libro di Bertrand Russell 2 , il maggiore filosofo pacifista del Novecento. Oggi, invece è un po’ più difficile rimanere pacifista quando davanti ai nostri occhi attraverso i mass media, scorrono le immagini di bombe vere che piovono da ogni dove per martoriare una terra ed i suoi abitanti della nostra casa comune europea, sconvolta dai tuoni assordanti delle artiglierie. Diventa sempre più difficile continuare ad essere pacifisti, quando migliaia di soldati e civili diventano carne da macello sotto le macerie di edifici sventrati da quelle famose bombe intelligenti alle quali qualcuno dà l’input di fare il proprio dannato dovere: distruggere ed uccidere senza distinzione soldati, civili, donne, bambini inermi. Diventano così milioni i profughi, con il sospetto di una voluta pulizia etnica, soprattutto donne sole con i loro bambini ridotti alla fame ed al freddo tutti avviati verso quella marcia ancestrale alla ricerca di una via nuova verso la vita, mentre i loro mariti e i papà di quei bambini tornano indietro per combattere ed opporsi al turpe invasore per opporre una impari Resistenza. Scorrono anche davanti agli occhi città crivellate, paesaggi anneriti dalla crudeltà che assedia tutto, comprese le centrali nucleari, fossati pieni di corpi esanimi di civili trucidati a Bucha, viali cosparsi di povere salme di cittadini civili massacrati in un incubo che diventa una premonizione sempre più potente che ci lascia senza scampo. Come si fa ad essere ancora pacifisti quando davanti a noi scorrono le immagini di finestre sventrate di edifici feriti a morte da bombe e da razzi sempre più violenti e arroganti. Questo è quello che resta della Ucraina aggredita dalla Russia di Putin, l’arrogante nuovo zar che, alla ricerca di un nuovo, ma antico impero, ha deciso di cambiare la nostra vita e la Storia, rivoltandola indietro nella più cupa delle regressioni, nel mito delle più violente teorie del mito della guerra, capace di portare indietro il tempo fino a quel fatidico 1936, quando anche la Germania nazista di Hitler invase la Polonia in nome della ricerca di quello “spazio vitale” che da lì a qualche anno, sarebbe diventata la catastrofe planetaria con 60 milioni di morti, con l’olocausto dei campi di concentramento fino a quello nucleare, che ancora studiamo nei libri di storia, senza però averne mai imparato a memoria la lezione; e così tale Storia non è ancora diventata “magistra vitae” . Lo stesso Bertrand Russell, provò a dire che il fuhrer andava fermato con le buone, ma già allora nel 1936 velocemente cambiò idea sul pacifismo quando si rese conto che non era possibile fermare Hitler con la diplomazia, vedendo che la Germania uncinata macinava l’Europa sotto i cingoli dei carri armati della sua guerra lampo e addirittura sostenne che il pacifismo è “relativo” e che il male della guerra era un male minore rispetto alla volontà di potenza del nazismo. L’umanità, quella in carne ed ossa si difende combattendo; anche con tutti i mezzi necessari. E così fu. Per l’appunto con l’inizio del secondo conflitto mondiale. Tutto questo nei due terzi del secolo precedente: il Novecento. Da allora è cambiato qualcosa? Poco nella sostanza; resta il mito della guerra, ma nell’incubo del reciproco annientamento nucleare. La odierna guerra voluta da Vladimir Putin in Ucraina e prima ancora in Cecenia, in Libia, in Siria e in altri paesi affrancati dall’ex URSS è la testimonianza della sua idea di potere basato sul mito della guerra; e il suo attuale regime di terrore contro ogni libertà imposto anche in Russia non ci consegnano solo le terribili immagini di morte e violenza di questi giorni, ma l’idea del concetto di politica repressiva in patria e fuori di questo “statista” dal potere assoluto. L’analisi storica ci dovrebbe far riflettere ed interrogarci su chi e su quali poteri ‘forti’ hanno consentito di lasciare andare al potere un uomo come Putin, figura da sempre nemica dei diritti e delle libertà quali valori fondanti della nostra società occidentale, valori violati da costui anche ben prima di questa guerra. Ci sarebbe anche da riflettere, tra le tante altre cose ed alla luce di quanta morte tale uomo sta seminando, su chi anche in Italia l’ha sostenuto, dal sodale Silvio Berlusconi a Matteo Salvini, portandolo come esempio di perfetto uomo di Stato: la loro è una colpa gravissima, una responsabilità che avranno per sempre sulle spalle, accecati anche loro dalla smania di potere e dimentichi della Storia del nostro Paese che ha dovuto, negli anni quaranta del secolo scorso, difendersi da una condizione simile a quella odierna degli ucraini, anche loro oggi costretti ad essere protagonisti di una Resistenza contro l’oppressore come accadde ai nostri nonni ed ai nostri padri. Anche la Resistenza italiana, infatti, nacque figlia di quel mito della guerra, che aleggiava nei piani di una sete di potere sempre più grande di Hitler e Mussolini e fu, tale Resistenza, l’insieme di movimenti politici e militari che in Italia, dopo l’armistizio di Cassibile, l’otto settembre ‘43, si opposero al nazifascismo per una guerra di liberazione italiana. Gli eventi che avrebbero portato alla necessità, per il popolo italiano di scendere in armi ed unirsi nella lotta di liberazione al di là delle varie appartenenze politiche li abbiamo, sempre, variamente ricordati; ma quest’anno è bene riflettere più attentamente su quegli eventi, perché un altro popolo oggi si trova ad affrontare situazioni che ci ricordano ciò che accadde negli anni ’40 nel Nostro Paese. Sembra che la storia e gli eventi del tempo passato
non siano serviti ad insegnare che il progresso dei popoli dovrebbe basarsi su una conduzione pacifica nel governo degli Stati. E invece, accadde ed accade esattamente il contrario. Il 10 giugno 1940 un vento di follia percorse l’Italia imponendo al Paese una guerra che non era in grado di poter sostenere e che trovava le premesse nell’alleanza italo- tedesca, cioè nel Patto d’Acciaio siglato a Berlino il 23 maggio 1939. A sua volta il patto trovava origine in un progressivo avvicinamento alla Germania, databile dalla guerra italo-etiopica del 1935-36, quando lo svolgimento disastroso di quegli eventi fino alla loro fatale conclusione, avrebbero portato al 1940. Malgrado la puntuale ed espressa consapevolezza dello Stato Maggiore dei diversi reparti militari italiani sulla loro impreparazione per mezzi bellici moderni, per organizzazione militare ormai obsoleta ed inadeguate unità collaterali per servizi logistici indispensabili per l’ Esercito Italiano certamente non pronto per una nuova avventura bellica, ad essa si arrivò comunque: decisione dovuta alla pervicace paranoia di Mussolini di rafforzare il proprio potere sedendosi al tavolo dei vincitori di una illusoria guerra, a suo parere, di breve durata viste le fulminee vittorie dell’alleato germanico ed anche all’ignavia di una classe dirigente servile ed inetta, e per primo del Re, che si piegò senza remore alla volontà del dittatore. La notizia fu accolta con entusiasmo dai gruppi industriali italiani, che vedevano l’inizio del conflitto, come era del resto accaduto per la precedente Grande Guerra, come un’occasione per aumentare la produzione e la vendita di armi e macchinari e da una buona parte della borghesia economica rappresentata dei vertici fascisti, nonostante le più alte personalità del regime avessero in precedenza espresso scetticismo sull’intervento italiano e avessero abbracciato la linea di condotta tracciata da Mussolini il 31 marzo 1940, che prevedeva di entrare in guerra il più tardi possibile allo scopo di evitare un conflitto lungo e insopportabile per il Paese. In ogni caso, benché diverse fossero le personalità che avevano espresso dubbi – se non veri e propri atteggiamenti ostili – sull’intervento militare italiano, nessuna però palesò pubblicamente la propria opposizione al conflitto e sulla scrivania del Capo del Governo non vennero recapitate lettere di dimissioni o di aperto dissenso; anche la stampa italiana, condizionata dalla censura e dal controllo imposti dal regime fascista, diede la notizia con grande enfasi, utilizzando titoli a caratteri cubitali che facevano uso entusiasta di citazioni del discorso e manifestavano completa adesione alle decisioni prese: Corriere della Sera Folgorante annunzio del Duce: guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. Il Popolo d’Italia: POPOLO ITALIANO CORRI ALLE ARMI!
Il Resto del Carlino: Viva il Duce Fondatore dell’Impero. GUERRA FASCISTA. L’Italia in armi contro Francia e Inghilterra. Il Gazzettino: Il Duce chiama il popolo alle armi per spezzare le catene del Mare nostro. L’Italia: I dadi sono gettati. L’ITALIA È IN GUERRA. La Stampa: Il Duce ha parlato: dichiarazione di guerra all’Inghilterra e alla Francia. L’unica voce critica che si levò, oltre ai giornali clandestini, fu quella de L’Osservatore Romano: «E il duce (abbagliato) salì sul treno in corsa». Questo titolo fu accolto con grande disappunto dai vertici italiani, tanto che Roberto Farinacci, segretario del partito fascista, in un commento alla stampa affermò che: «La Chiesa è stata la costante nemica dell’Italia». Il capo dell’OVRA, (servizi segreti) Guido Leto, prendendo atto della reazione dell’opinione pubblica italiana, riferì che: «Come nell’agosto del 1939 la polizia rilevò e riferì il quasi unanime dissenso del paese verso un’avventura bellica, così nella primavera del 1940 essa segnalò il rovesciamento della pubblica opinione, sapientemente indottrinata, presa da un ossessionante timore di arrivare tardi (alle trattative di pace). Hitler, venuto a conoscenza dell’annuncio pubblico, inviò immediatamente due telegrammi di solidarietà e ringraziamento, uno indirizzato a Mussolini e uno a Vittorio Emanuele III, anche se, privatamente, espresse delusione per le scelte del Duce, in quanto avrebbe preferito che l’Italia avesse attaccato a sorpresa Malta e altre importanti posizioni strategiche inglesi anziché dichiarare guerra a una Francia già sconfitta. In sede internazionale l’intervento italiano contro la Francia fu visto come un gesto vile, al pari di una pugnalata alle spalle, in quanto l’esercito francese era già stato messo in ginocchio dai tedeschi e il suo comandante supremo, il generale Maxime Weygand, aveva già impartito ai comandanti delle forze superstiti l’ordine di ritirarsi per mettere in salvo il maggior numero possibile di unità. Il giudizio di Churchill sull’ingresso dell’Italia nel conflitto bellico e sull’operato di Mussolini fu affidato al commento pronunciato a Radio Londra: «Questa è la tragedia della storia italiana. E questo Duce è il criminale che ha tessuto queste gesta di follia e vergogna». Quando venne raggiunto dalla notizia dell’intervento italiano contro un nemico ormai sconfitto, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt rilasciò a Charlottesville una dura dichiarazione radiofonica «In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l’ha affondato nella schiena del suo vicino». I preparativi bellici italiani erano stati delineati dallo Stato Maggiore dell’esercito nel febbraio 1940 e prevedevano una condotta strettamente difensiva sulle Alpi Occidentali ed eventuali azioni offensive (da iniziare solamente in condizioni favorevoli) in Jugoslavia, Egitto, Somalia francese e Somalia britannica. Si trattava di
indicazioni di massima per la dislocazione delle forze disponibili, non di piani operativi, per i quali veniva lasciata al Duce piena libertà di improvvisazione. I vertici militari riconobbero l’inadeguatezza del Paese ad affrontare una guerra ma, allo stesso tempo, non presero posizione dinanzi all’intervento, ribadendo la loro totale fiducia in Mussolini. L’approccio del Duce al conflitto appena iniziato dall’Italia si concretizzò in direttive più o meno frammentarie, che egli indirizzava ai vertici militari: furono formulate richieste di operazioni nei teatri più disparati, mai trasformatesi in scelte precise e piani concreti. Venivano a mancare, in questo quadro, una strategia complessiva e di ampio respiro, obiettivi reali e un’organizzazione razionale della guerra. Ciò fu evidente fin da subito, quando, il 7 giugno, lo Stato Maggiore Generale notificò che: «A conferma di quanto comunicato nella riunione dei Capi di Stato Maggiore tenuta il giorno 5 si ribadisce che l’idea precisa del Duce è la seguente: tenere contegno assolutamente difensivo verso la Francia sia in terra che in aria. In mare: se si incontrano forze francesi miste a forze inglesi, si considerino tutte forze nemiche da attaccare; se si incontrano solo forze francesi, prendere norma dal loro contegno e non essere i primi ad attaccare, a meno che ciò si ponga in condizioni favorevoli». In base a quest’ordine la Regia Aeronautica ordinò di non effettuare alcuna azione offensiva, ma solo di compiere ricognizioni aeree mantenendosi in territorio nazionale, e altrettanto fecero il Regio Esercito e la Regia Marina, la quale non aveva intenzione di uscire dalle acque nazionali salvo che per il controllo del canale di Sicilia, ma senza garantire le comunicazioni con la Libia. Come preannunciato nella corrispondenza con il governo tedesco, dall’11 giugno le truppe italiane cominciarono le operazioni militari al confine francese in vista della pianificata occupazione delle Alpi occidentali ed effettuarono bombardamenti aerei, di carattere puramente dimostrativo, su Porto Sudan, Aden e sulla base navale inglese di Malta. L’alto comando delle operazioni venne affidato al generale Rodolfo Graziani, un ufficiale esperto in guerre coloniali contro nemici inferiori per numero e per mezzi, che non aveva mai avuto il comando su un fronte europeo e che non aveva alcuna familiarità con la frontiera occidentale. I vertici militari italiani, inoltre, costretti a centellinare le poche risorse disponibili, decisero di muovere le truppe solo in concomitanza con i movimenti dei tedeschi: l’aggressione alla Francia avvenne infatti solo quando la Germania l’aveva già praticamente sconfitta, poi ci fu un periodo di inattività italiana contemporaneo all’inattività tedesca nell’estate 1940, poi le azioni italiane ripresero quando la Germania iniziò la pianificazione dell’aggressione al Regno Unito. Secondo lo storico Ciro Paoletti: «Ogni volta che i Tedeschi si muovevano poteva essere quella decisiva per la fine vittoriosa del conflitto; e l’Italia doveva farsi trovare impegnata quel tanto
che bastasse a dire che anch’essa aveva combattuto lealmente e godeva il diritto di sedersi al tavolo dei vincitori». L’atteggiamento dell’Italia, che «entrava in guerra senza essere attaccata» né sapeva dove attaccare, e che «addensava le truppe alla frontiera francese perché non aveva altri obiettivi», venne sintetizzato dal generale Quirino Armellini con la massima: «Intanto entriamo in guerra, poi si vedrà». Fu questo il clima di una guerra mal condotta e sempre più disastrosa che seguendo l’alleato tedesco avrebbe addirittura portato il governo fascista di Mussolini a partecipare all’altra scelerata decisione dell’alleato Hitler di organizzare una spedizione militare contro il colosso russo. Senza adeguati armamenti, con servizi logistici approssimativi e assolutamente non adeguati al possibile, rigido teatro di guerra, la spedizione in Russia fu un disastro assoluto, che certamente contribuì alla fine politica del tronfio duce del fascismo ed alla successiva firma dell’armistizio di Cassibile nel tentativo di salvare il salvabile; la conseguenza della guerra fu assolutamente catastrofica per il nostro Paese: due eserciti contrapposti si diedero battaglia senza esclusione di colpi sui nostri territori distruggendoli. Dalle regioni del Sud avanzavano gli Alleati Angloamericani decisi a scacciare gli invasori nazisti; al Nord l’occupazione dell’esercito tedesco a sua volta deciso a mantenere saldo il controllo politico militare del loro fronte meridionale per proteggere il proprio impero europeo, soggiogando la popolazione con l’aiuto dei fascisti di Salò e cercando di scardinare l’apparato industriale trasferendolo in Germania. Fu in questo clima che il popolo italiano riuscì a destarsi dal letargo a cui il ventennio l’aveva soggiogato, scegliendo di diventare arbitro del proprio destino: nacque la Rasisenza. La Resistenza fu alla fine un movimento popolare italiano nato per riscattare l’onore perduto per l’ignavia e la codardia di Mussolini, del Re e dei vertici politici ed economici al potere. Quando l’8 del mese di Settembre del 1943 il governo italiano provvisorio (nato nel luglio ’43 dopo la caduta di Mussolini) proclamò l’armistizio con gli Alleati anglo-americani, la Germania nazista – alleata dell’Italia fascista – aveva già occupato il Paese. Gli oppositori del fascismo, di fronte a questa fase grave e drammatica della guerra, si riunirono in un Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che raggruppava comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchici, liberali e tutti, accantonati i propri egoismi di parte, si unirono per un solo obiettivo: salvare l’Italia e liberarla dagli invasori. Solo a liberazione avvenuta si sarebbe avviato il confronto delle proprie idee, ma in un processo politico democratico che alla fine avrebbe portato alla nascita della nuova Carta Costituzionale. Ed ancora. L’azione dei partigiani è stata una vera e propria guerra patriottica per la difesa della nazione dall’occupante nazista e dai collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana (RSI), condotta da uomini e donne di coraggio, come oggi accade per i
resistenti ucraini, con pochi mezzi a disposizione: a volte è stata possibile una vera lotta armata, altre volte caratterizzata da efficaci, azioni di sabotaggio e di guerriglia, molto spesso di resistenza passiva all’occupante. In alcune fasi e in alcune zone dell’Italia in guerra (soprattutto nelle aree di montagna), i partigiani riuscirono ad ottenere risultati notevoli, come la costituzione di “repubbliche partigiane” in aree momentaneamente liberate dai tedeschi. In generale, i partigiani riuscirono a dare un aiuto notevole all’avanzata degli eserciti di Stati Uniti e Gran Bretagna che stavano risalendo la Penisola. Il 25 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale, anche con l’obiettivo di mettere in sicurezza fabbriche e macchinari che i tedeschi avevano l’abitudine di distruggere o portare via con sé prima della ritirata: in molte zone dell’Italia del Nord le truppe tedesche si arresero al CLN prima dell’arrivo degli anglo-americani. Da allora ogni 25 aprile si festeggia l’anniversario della Liberazione. Alla Resistenza hanno partecipato diverse centinaia di migliaia di persone. Si calcola che siano stati almeno 300 mila i partigiani armati, ma bisogna aggiungere anche chi ha aiutato con informazioni, nascondigli e alimenti le bande armate, e quei soldati dell’esercito regio che hanno preferito farsi internare nei campi di concentramento in Germania o farsi fucilare piuttosto che continuare la sanguinosa guerra di Hitler e Mussolini. Significativa anche la presenza femminile con circa 35-40 mila donne. L’azione dei partigiani ha permesso all’Italia di riscattare, almeno in parte, la vergogna del fascismo. E ha anche consentito all’Italia, diversamente da quel che è accaduto a Germania e Giappone, di formare fin da subito, dopo la guerra, un governo legittimo e riprendere l’attività democratica, senza la lunga occupazione di truppe americane.
Paolino Chiara
Al prossimo post e buoni sogni a tutti!
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Usare l’immaginazione è cruciale nell’atto della manifestazione. Manifestare significa rendere reali i propri desideri immaginandoli prima e convincendo il nostro cervello che siano fatti già accaduti. Consiste nel creare una sorta di anticipazione di ciò che vuoi e, in qualche modo, è un trucco per truffare il tuo cervello, che crederà a quanto immagini e lo considererà vero. Quando, infatti, siamo profondamente convinti che qualcosa sia vero è come se impartissimo un ordine al nostro cervello che cercherà un modo per rappresentare nella realtà fisica ciò che accade nell’immaginazione. Mi piace molto cominciare a parlare di visualizzazione da una frase di W. Blake:
“Tutto ciò che esiste prima era un pensiero”.
Effettivamente, se ci si pensa, il quaderno su cui scrivi, il telefono che usi ogni giorno o banalmente la tazza della colazione sono tutti oggetti nati dall’idea di qualcuno; ecco perché se immagini ciò che vuoi e impari a riprogrammare l’immaginazione, l’Universo inizierà ad allearsi per soddisfare i tuoi desideri.
Ci sono però delle premesse da fare, importanti quanto la tecnica stessa della visualizzazione:
1.non collocate mai nella vostra immaginazione pensieri o immagini di ciò che NON VOLETE
2.non permettete mai ad altri di SPORCARE la vostra immagine o il vostro progetto; l’immaginazione appartiene solo ed esclusivamente a voi.
3.non siate ossessionati dal passato, quello è un capitolo chiuso, imparate a RIPROGRAMMARE l’immaginazione da qui e ora.
ESERCIZIO: prova a raccogliere o creare immagini di ciò che vorresti o di ciò che vorresti diventare, incollare su un foglio, un cartoncino o un planner. Devono essere incollate in modo grazioso e ordinato e corredate da scritte che ricalchino i desideri che abbiamo scritto prima, come in questi esempi:
-avere una schiena forte e sana: puoi trovare l’imagine di qualcuno che prende in braccio un bambino o sposta dei pesi facilmente e sorridendo. Accanto scriverai: schiena forte e sana.
-avere soldi in abbondanza: puoi trovare l’immagine di un bonifico o estratto conto e modificarlo con la cifra che desideri avere a fine mese, in questo caso duemila euro.
-avere il lavoro di insegnante: trova l’immagina di un film o da social di un insegnante che sorridente spiega alla sua classe. Accanto scriverai: il mio lavoro che amo alla follia.
-avere l’anima gemella: puoi trovare l’immagine del tipo di persona che ti piacerebbe accanto e puoi scrivere, per esempio “la mia anima gemella!!”disegnando anche due cuoricini.
Come hai sicuramente potuto notare, più che dei desideri sembrano delle immagini che parlino di una vita attuale che stai vivendo; un altro segreto infatti della manifestazione sta anche nel fingere di vivere già come se tutto si fosse già realizzato. Ora prova tu a creare la tua vision board, fai appello a tutta la tua creatività ma soprattutto non avere limiti. Sogna in grande!
Al prossimo posto e buoni (grandi) sogni a tutti!
Elisa
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No, non ho perso il lume della ragione, ma ho semplicemente un ardente desiderio di condividere con voi un’ eterna verità che tutti dovremmo sempre tenere a mente. Quanto vi sto per riportare è una traduzione più o meno fedele di una conferenza del Dr. Wayne Dyer dal nome ” I can do it” (posso farcela) diversi anni fa; su quel palco, quel giorno, decise di portare un’arancia. Poi, chiese ad un ragazzo di dodici anni, quanto segue:
“Se io spremessi con tutte le mie forze un’arancia, cosa ne uscirebbe?”
Il giovane lo guardò abbastanza stranito e disse “spremuta, ovviamente”.
E Dyer replicò” Pensi ne possa uscire succo di mela?”
“No” e rise.
“Pensi ne possa uscire succo di ananas?”
“No” replicò.
E continuò a chiedere ” Allora cosa ne uscirebbe fuori?”
“Succo di arancia, ovviamente”.
“Perchè? perchè quando spremi un’arancia ne esce fuori succo d’arancia?”
E il ragazzo quasi esasperato e rispose ” bè, è un’arancia ed è quello di cui è fatte al suo interno.”
“Assumiamo che l’arancia sia tu, e qualcuno ti sprema, ti faccia pressione, dica qualcosa che non ti piaccia che ti offenda. E da te esca rabbia, odio, paura. Perche? La risposta, come ci ha ricordato il ragazzo, è
perche questo era ciò che si trovava dentro.
Questa la grande lezione di vita. Cosa esce fuori quando qualcuno ti spreme? quando qualcuno ti offende?
Se è rabbia, paura, e dolore, è perchè quei sentimenti erano già dentro di te e sono fuoriusciti spremendoti. Non importa chi ti sprema – mamma, fratelli, figli, capi, governo.
Se qualcuno dice qualcosa che non ti piace, quello che esterni è quello che hai dentro e quello che hai dentro di te dipende da te, è una tua scelta. Quando qualcuno ti fa pressione e da te ne esce salo amore, è perchè tu hai permesso ad esso di essere dentro di te. Una volta che hai spazzato via tutte le negatività che non vuoi nella vita e le hai rimpiazzate con l’amore, vivrai una vita felice.
Da ogni situazione, circostanza o evento negativo, fai che dalla tua spremitura esca un succo di amore, fai che dentro di te ci sia solo bene, e non potrà che uscirne un succo squisito.
Al prossimo post, e buoni sogni (spremuti) a tutti!
by ilvillaggiodeisogni | Commenti disabilitati su UN’ARANCIA PUO’ CAMBIARE IL MODO DI VEDERE LA VITA?ATTIVITA'
Il progetto del Villaggio dei sogni nasce nel 2025 con l’intento di divulgare conoscenze relative a crescita personale, spiritualità e benessere, nel modo più semplice e immediato possibile. L’intento è quello di rendere fruibile a tutti, in modo gratuito, competenze e tecniche che possano portare ad una consapevolezza maggiore di se stessi e degli altri. Lo scopo principale è il miglioramento personale: a più persone arriva la scintilla di migliorarsi, migliore sarà, in poco tempo, il mondo.
Il progetto si è sviluppato nel tempo, con l’obiettivo di estendere la partecipazione a scrittori, esperti o semplici appassionati che possano apportare un contributo alle varie tematiche presenti nel portale. Ecco perché il blog è aperto a tutti coloro che vogliono partecipare, con un’unica importante regola, divulgare positività. Se solo questo lavoro può aiutare e migliorare la vita anche di una sola persona, allora è stato raggiunto l’obiettivo.
L’idea è quella di creare una grande “Università” della crescita personale, con tanti esperti, a cui tutti possano accedere liberamente per ricevere gratuitamente formazione nelle materie che più si desidera approfondire.
Si cercano quindi esperti che possano contribuire nell seguenti tematiche:
Crescita personale (fisica quantistica, PNL, manifestazione e tutto quanto si colleghi a tale tematica)
Storia (eventi storici, biografie di personaggi che hanno migliorato il mondo, recensioni di libri che hanno segnato la letteratura)
Benessere (ricette della salute, journal therapy, sport e miglioramento della condizione fisica, minerali e potere delle pietre, benessere olistico)
Legge di attrazione ( potere del pensiero, tecniche di sviluppo personale in generale), angeologia, spirituailtà)
In più è possibile promuovere sul blog propri corsi o workshop, a cui è possibile aggiungere un’ intervista.
Per qualsiasi informazione puoi contattarmi tramite i canali social:
facebook: il villaggio sei sogni
instagram: villaggio.dei.sogni
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Vi aspettiamo numerosi, per poter condividere il progetto visionario e positivo che ci entusiasma ogni giorno.
Al prossimo post e buoni sogni a tutti!
by ilvillaggiodeisogni | Commenti disabilitati su IL VILLAGGIO DEI SOGNI: UN LUOGO APERTO A CHIUNQUE VOGLIA CONTRIBUIRELEGGE DI ATTRAZIONE
Come approcciarsi ad una delle leggi più rivoluzionarie
La prima grande verità da sapere sulla legge di attrazione è che si tratta di un valido supporto per migliorarsi, forse conosciuto da sempre, forse scoperto da poco, ma che non garantisce miracoli o risultati inarrivabili, se non con un impegno costante da parte di se stessi. Essa, contrariamente a quanto spesso viene affermato, non svela alcun segreto, nessun trucco. Mi spiego meglio. Il vero risultato è imparare a migliorare se stessi, a diventare la migliore versione di se stessi, che poi sia attraverso questa legge o in altri modi, è indifferente. Forse la prima grande verità è che quando si comincia a mettere mani sulla propria vita, a fare un bilancio di ciò che si è e di quello che si vorrebbe diventare si sta già compiendo un passo importante verso i propri obiettivi. Legge o miracoli a parte.
La seconda grande verità: quando leggete di chi vi promette di poter cambiare la vostra vita per sempre, o di chi può svelarvi il vero utilizzo della legge, che tutti quelli prima hanno sbagliato, fidatevi: è una truffa. Non c’è un modo giusto o sbagliato di concepirla né tantomeno di spiegarla; è un lavoro totalmente soggettivo, un lavoro su se stessi che, come tale, prevede impegno, dedizione, talvolta anche sofferenza, ma che paga solo su se stessi. Il lavoro di uno non può essere paragonato a quello di altri. Mai. Quello che si può fare è partire spiegandone i principi di base e dando una corretta lettura di ciò che i maggiori esperti nel settore hanno scritto.
Io non sono una esperta, non sono psicologa, non ho pubblicazioni in merito, ma studio, che è quello che mi riesce meglio e che faccio di mestiere, e con il mio lungo e impegnativo approfondimento della materia, spero di potervi dare alcuni spunti, non per cambiare o stravolgere la vostra vita, ma per cominciare a lavorare su voi stessi e miglioraravi, giorno dopo giorno, per poter ottenere una vita sempre più appagante e libera.
Caratteristiche principali:
La legge di attrazione si presume sia una legge universale (ossia valida per tutti, indistintamente, al pari della legge di gravità) e si basa sul presupposto che, poiché il mondo è pura energia, i nostri pensieri emettano frequenze che possono modificare la realtà che andremo a vivere nell’immediato e non solo. La qualità dei pensieri, quindi, determina la qualità della vita.
Pensieri di buona qualità (belli, positivi, di salute, di abbondanza) = vita di buona qualità
Pensieri di scarsa qualità (tristi, negativi, di disagio, di mancanza)= vita di scarsa qualità
Quello che suggerisce la legge è, una volta conosciuto il potere dei propri pensieri, di modificarne la frequenza in modo da modificare la vita stessa che andremo a vivere. Nello specifico si tratta di sintonizzare i pensieri sulla frequenza del sentimento che proveremmo se avessimo già ciò che desideriamo ottenere. Modificando la percezione interiore si andrà a letteramente cambiare la realtà oggettiva che ci circonda.
Es. Voglio ottenere la casa dei miei sogni
Normalità: non ho la casa che voglio, sono un miserabile, tutti hanno la casa di proprietà e io no, sono costretto a pagare l’affitto quando potrei pagare un mutuo…ecc
Legge di attrazione: sono felice di progettare che casa comprerò, ho già individuato il quartiere, la casa sarà bellissima e colorata, già mi ci vedo a decorare le pareti, ho mille progetti che mi possono portare ad acquistarla, sicuramente ce la farò…ecc
Ok, lo so. Non è affatto facile provare un sentimento di felicità quando si desidera qualcosa che non si ha e non si ha la più pallida idea di come ottenerlo. Anzi. E’ un’assurdità. Una follia.Ok, ma una follia che funziona. Perché per qualche strana ragione, assurda, quando si è nel sentimento del positivo, si attira positivo. Quando si è nel sentimento del negativo, si attirano solo disastri!
Quindi lo sforzo della cosiddetta “attrazione” sta solo e solamente nel pensare in modo di qualità (senza pensieri di : ansia, frustrazione, cattiveria, vendetta, odio, paura, timore. Ma con pensieri di: gioia, pace,serenità, determinazione, felicità, amore, altruismo, semplicità, coraggio) in modo da attrarre una vita di qualità.
Il punto principale di tutto: come faccio a provare amore se, per esempio, ho un lavoro in cui vengo costantemente maltrattato e mi sento frustrato?se non trovo una persona a cui piacere? Se non posso permettermi la casa dei miei sogni e sono stressato dalla montagna di debiti che ho?
Eh. Tutto lì. Tutti i soldi che spillano i guru. Sta tutto in questo. E’ facile trovare informazioni sulla legge, capire le funzioni, fare liste ed esercizi. Ma il nodo cruciale si trova solo ed esclusivamente in questo:
avvere pensieri positivi in una situazione negativa.
Che non è facile. Ma, riflettendoci, quando spesso si sente dire che non c’è niente da fare, che si è impotenti di fronte a disgrazie o momenti bui, in realtà non è corretto. Perché i pensieri e il nostro mondo interiore sono nostra responbailità e assolutamente sotto il nostro controllo. Li controlliamo noi, non quello che ci succede. Siamo noi a dirigere la nostra attitudine verso la vita e i nostri pensieri, solo che non viene esattamente spiegato come farlo. Uu trucco potrebbe essere quello di pensarsi come artefice dei propri pensieri e, di coseguenza, agire esattamente come si fosse dove si vuole essere. Un altro ottimo supporto potrebbe, inoltre, essere quello di scrivere un diario, come se fosse una sceneggiatura della vita che si vorrebbe esattamente come se la si stesse vivendo.
Spero che questi consigli possano permettere di accendere una scintilla e far cominciare a interessarvi a questa affascinante materia.
Al prossimo post e buoni sogni (s-pensierati)a tutti!
by ilvillaggiodeisogni | Commenti disabilitati su LEGGE DI ATTRAZIONE: LA BASIMANIFESTAZIONE
Ci sono abitudini che portano a raggiungere i propri obiettivi: scopriamo quali sono.
Le tre chiavi per il successo: perseveranza, perseveranza e perseveranza. (B. Lee)
E’ risaputo; oggi conoscerele abitudini delle persone di maggior successo è molto semplice. Grazie a interviste, biografie e soprattutto grazie ai social, è possibile avere un quadro chiaro di come le persone di successo tendono a comportarsi rispetto a chi, invece, fatica a realizzare i propri desideri. Ho provato, nel corso degli anni, a creare una lista di abitudini che sembra accomunare persone che reputo di successo, ossia quei soggetti che, una volta posti degli obiettivi, li hanno puntualmente raggiunti, in modo brillante, veloce e soprattutto perché sembrava impossibile ci riuscissero. Perché la maggior parte delle volte una cosa sembra impossibile finché qualcuno non la compie, allora ciò la rende più alla portata di tutti. Ecco la lista:
ABITUDINI DI SUCCESSO
-tengono monitorati i loro progressi
-imparano dai propri errori
-passano il loro tempo con le persone giuste
-verbalizzano e scrivono i loro obiettivi
-scrivono liste delle cose da fare ogni giorno
-spezzettano l’obiettivo in obiettivi più piccoli e più facilmente raggiungibili
-vogliono il successo anche degli altri
-accettano la responsabilità dei loro fallimenti
-hanno un desiderio bruciante
-lavorano con passione e fanno della loro passione il loro lavoro
-imparano e leggono ogni giorno
-prendono rischi
-trasudano gioia
-parlano di idee non di persone
-perdonano
-abbracciano il cambiamento
2) ABITUDINI DELLE PERSONE NON DI SUCCESSO
-pensano di sapere già tutto
-cercano di far abbassare gli altri al loro livello
-smettono di imparare
-pensano, dicono e fanno cose negative (e lo sono anche)
-sono sempre arrabbiati con gli altri
-non sanno chi sono e cosa vogliono
-parlano più che ascoltare
-criticano
-si danno per vinti subito
-si distraggono ogni giorno
Non sono certamente list esaustive, ma di certo danno un assaggio di come si possa cambiare prospettiva e modo di concepire la propria idea di vita; sono piccoli dettagli che tuttavia pesano enormemente sul risultato. Oggi sui social c’è una forsennata condivisione delle “routines” più disparate, provando a far credere di dare uno spaccato delle proprie vite perfette, che poi perfette non saranno e nemmeno veritiere. Provo allora a condividere quello che per me può essere un’idea di quotidiana routine, alla luce di ciò che le persone di successo tendono maggiormente a condividere e spesso a suggerire.
ROUTINE DI SUCCESSO
1.appena sveglio, bevi un bicchiere d’acqua e limone tiepido: sveglierà dolcemente l’organismo.
2.trova venti minuti durante l’arco della giornata per muoverti, che sia una passeggiata, una corsa, un allenamento a casa o in palestra
3.dormi almeno otto ore per notte
4.pianifica tre obiettivi per la giornata e non andare assolutamente a dormire se non li hai raggiunti.
5.leggi cinque pagine di un libro ogni giorno.
6.dedica alcuni minuti la sera per stilare almeno tre cose per cui sei grato.
7.ordina uno spazio dell’ambiente in cui vivi di più, una scrivania, un comodino, ma fallo ogni giorno
8.fai ogni giorno qualcosa che ti piace e ti renda felice.